Il Gruppo di Lavoro 2017-04-27T10:41:54+00:00

“Una strada verso la qualità dell’assistenza”

di Luca Pallavicini

E’ indiscutibile che la qualità ella vita dell’anziano si viene in questo momento a configurare come un obiettivo complesso, il cui raggiungimento non è ottenibile, come in passato, esclusivamente tramite la somma delle mere prestazioni erogate, ma dal modo in cui queste attività sono integrate tra loro al fine di avviare un processo di lavoro capace di raggiungere i risultati attesi.
Una breve panoramica sull’evoluzione dell’assistenza agli anziani ricoverati in R.P., R.S.A. di mantenimento o riabilitativa, è sufficiente a mostrare come, nel corso degli anni, ci sia stato e sia ancora in atto, un processo di sviluppo che, gradatamente, ha spostato il suo oggetto di interesse passando dall’esclusivo lavoro di assistenza del soggetto anziano, per giungere, con il “Progetto Obiettivo Anziani” del ’92, il Welfare, e le successive indicazioni Ministeriali, all’individuazione di un obiettivo radicalmente diverso che si prefigge di promuovere e tutelare la salute dell’anziano intesa come autonomia funzionale fisica, psichica e sociale.
Produrre salute diventa quindi il difficile, ma necessario traguardo, verso il quale le istituzioni che erogano assistenza alle fasce deboli devono tendere affinché non si cada nelle reti di un’eccessiva burocratizzazione finalizzata esclusivamente al rispetto di norme e procedure, un processo che invariabilmente conduce a perdere di vista i risultati globali che ne conseguono.
A tal fine risulta essenziale che il governo di R.P., R.S.A. di mantenimento o riabilitativa venga ricondotto alle figure funzionali a questo scopo, ovvero un management capace di lavorare in maniera armonica con la parte politica che individua gli obiettivi da raggiungere nel rispetto delle regole e con la partecipazione dei medici che forniscono il proprio fondamentale contributo alla salute. I servizi e la loro organizzazione, quindi, non costituiranno più micro-obiettivi, bensì dovranno diventare strumenti utili a contribuire allo sviluppo di una migliore qualità di vita per gli anziani. Utilizzando un paradigma “per progetti”, che si viene a sostituire al precedente orientato ai servizi, è necessario considerare i bisogni degli anziani e le loro modificazioni come importanti per decidere le azioni concrete da sviluppare. In questo modo l’efficacia dei servizi diviene espressione della qualità di vita che gli stessi sono in grado di promuovere negli anziani.
A questo proposito è bene fare una piccola puntualizzazione sul termine “salute”, chiarendo che si tratta del risultato articolato e complesso dell’interazione tra le tre grandi aree che la compongono: quella fisica, quella psichica e quella relazionale. All’interno di questo paradigma è naturale che nasca una concezione diversa della salute, che viene a configurarsi come un concetto complessivo e multidimensionale e, come tale, necessita sia di un’effettiva e ed efficace integrazione socio sanitaria tra i diversi sistemi che lavorano per questo obiettivo, sia della necessità di superare l’inutile stereotipo, utile solo a fini amministrativi, della divisione della condizione anziana nelle due categorie di autosufficienza e non autosufficienza.
Questo tipo d’approccio è sorretto dall’idea che ogni individuo sia un essere unico, specifico e quindi diverso da chiunque altro, per cui, come tale, vada considerato come un insieme complesso e variegato al quale concorrono molteplici variabili bio-psico-sociali. Questi diversi fattori che compongono l’individuo sono tra loro in continua interdipendenza, ma non bisogna perdere di vista l’unitarietà dell’individuo, che raggruppa in sé tutte le diverse variabili che lo compongono. L’invecchiamento, inoltre, non è un processo immodificabile e definito, ma variabile e fragile e conseguente sia alle caratteristiche intrinseche d’ogni singolo, sia alle variazioni di contesto, assistenziali e sanitarie.
La naturale conseguenza di questa visione complessiva dell’individuo si trova nella necessità di fornire ad ogni anziano la risposta specifica di cui ha bisogno, passando da modelli d’intervento indifferenziati, a modelli d’intervento progettati appositamente per specifiche situazioni. Dal punto di vista organizzativo si configura l’utilità di creare, all’interno delle strutture residenziali, nuclei che ospitino anziani con problematiche analoghe, in modo da individuare più chiaramente quelle situazioni maggiormente complesse che richiedono un più elevato carico assistenziale. In questo modo è possibile creare un “profilo” per ogni anziano, ovvero la sintesi della sua valutazione multi dimensionale, profilo che va assunto come criterio base per stabilire i carichi di lavoro, organizzare le attività, l’appartenenza ai nuclei e verificare l’evoluzione di questi parametri nel tempo.
Tale riorganizzazione esige che si chiarisca che cosa si intende con il termine “nucleo”. Un nucleo è uno spazio architettonico definito all’interno del quale opera un gruppo di operatori numericamente e professionalmente dimensionato sulla base dei bisogni e del numero degli anziani ospitati. Si supera così l’idea di reparto, fondata quasi esclusivamente sulle patologie sanitarie, per favorire gli aspetti funzionali e comportamentali dell’anziano. In quest’ambito è necessario individuare un “coordinatore di nucleo” con compiti di gestione, organizzazione e coordinamento, ma soprattutto che si occupi di verificare i risultati attesi in termini di qualità di vita dei propri anziani.
Essenziale, da questo punto di vista, è che il coordinatore conosca approfonditamente i bisogni dei suoi anziani e individui gli obiettivi perseguibili in base al rapporto bisogni/risorse disponibili. Naturalmente è fondamentale che il coordinatore possieda adeguate nozioni in tema di norme sociosanitarie, che conosca gli aspetti salienti di gerontologia e geriatria e che sappia usare gli strumenti organizzativi adatti al lavoro per progetti, che comprendono la gestione e lo sviluppo delle risorse umane, fino al coordinamento e all’integrazione dei gruppi di lavoro.
In considerazione di quanto detto, è abbastanza evidente che la figura sarà inserita in organica, e quindi tutta la struttura, dovrà compiere un ulteriore processo formativo in ambito legislativo, gerontologico e di organizzazione e gestione delle risorse umane.
È inevitabile a questo punto introdurre il tema delle risorse, variabile imprescindibile all’interno di qualunque tipo di organizzazione. Nel momento in cui le Regioni o i Comuni siano disposti a sviluppare un orientamento alla qualità, piuttosto che una mera politica custodialista, appare subito chiara la necessità di disporre un maggior quantitativo di risorse. L’incremento delle malattie cronico degenerative, unito all’aumento delle persone che raggiungono un’età avanzata, ha creato una situazione di bisogno assistenziale tale per cui le strutture esistenti dovranno necessariamente riattrezzarsi per rispondere a queste nuove istanze di salute in funzione di una società in rapido e continuo mutamento.
Occorre quindi comprendere chiaramente come per gli anziani sia finito il tempo delle deroghe e del pressappochismo, per aprirsi a una realtà che veda invece l’anziano come fruitore di un servizio che deve farsi garante di risposte certe e concrete in termini qualitativi, oltre che quantitativi.